Cosa devo sapere

D.Cosè il tumore al polmone?
R. Il tumore al polmone è una malattia in gran parte causata dal fumo di sigaretta ma che in circa il 10% dei casi si verifica in soggetti mai esposti al fumo. I pazienti non fumatori con tumore al polmone sono quelli che hanno la maggiore probabilità di avere delle caratteristiche biologiche che lo rendono molto sensibile ai nuovi famaci. Occorre in quasti casi insistere molto con il medico perchè verifichi le caratteristiche della malattia. Il tumore al polmone si distingue in vari tipi, ossia il carcinoma squamoso, l’adenocarcinoma, il microcitoma (o carcinoma a piccole cellule), ognuno con una evoluzione ed una sensibilità ai farmaci del tutto diversa. Quindi è importantissimo definire l’istologia della malattia ma è altrettanto importante definire la biologia della malattia stessa effettuando ulteriori analisi. Non vi sono ad oggi indagini di biologia molecolare raccomandate nel microcitoma e nel carcinoma squamoso, mentre nell’adenocarcinoma è raccomandato effettuare il test per la mutazione del gene EGFR e per la traslocazione del gene ALK. Se entrambe I test sono negativi e soprattutto se il paziente non ha mai fumato o è stato uno scarso fumatore può essere molto utile effettuare anche l’analisi della traslocazione del gene ROS1, e la mutazione del gene HER2. L’identificazione di queste anomalie biologiche è di fondamentale importanza in quanto le terapie disponibili aumentano in modo significativo le possibilità di vita del paziente che possiede queste caratteristiche.

D. Quali sono i fattori più importanti che condizionano la prognosi della malattia?
R. Numerosi fattori condizionano l’evoluzione della malattia e le condizioni generali del paziente sono uno dei più importanti. In genere le terapie non vengono fatte o sono più rischiose in coloro che si presentano in scadute condizioni generali. L’estensione della malattia è un altro fattore rilevante in quanto tanto più è estesa la malattia tanto minori sono le possibilità di ottenere una cura definitiva o un controllo. La coesistenza di altre patologie (come infarto, ictus, diabete) rappresentano un ostacolo talora non superabile per effettuare trattamenti efficaci. Esistono poi dei fattori biologici che rendono la malattia più aggressiva o più resistente alle terapie.

D. Quali esami sono indispensabili?
R. L’unico esame indispensabile e senza il quale NON è possibile iniziare nessuna terapia è l’ESAME ISTOLOGICO o l’ESAME CITOLOGICO. Vengono ottenuti mediante biopsia del tumore, ossia mediante il prelievo di una certa quantità di tessuto tumorale per mezzo di un ago introdotto con l’aiuto di uno strumento, il broncoscopio che viene introdotto dal naso e raggiunge i bronchi o mediante un ago guidato dalla TAC o dall’ecografia. Quest’ultima procedura si definisce agobiopsia Eco o TAC guidata. In alcuni casi il tumore non è raggiungibile con un ago e si rende necessario un intervento chirurgico vero e proprio. Il materiale prelevato DEVE essere fissato in modo adeguato (Formalina per 24-48 h) e poi analizzato dal patologo che osservando le sezioni di tessuto al microscopio formula la diagnosi. Il tessuto ottenuto viene anche analizzato per vedere le caratteristiche biologiche della malattia e gli esami di routine da effettuare, almeno in caso di diagnosi di adenocarcinoma sono la mutazione di EGFR e la traslocazione di ALK. Molti centri effettuano anche dei test aggiuntivi che possono consentire di definire meglio le caratteristiche della malattia. Una volta definita la diagnosi, oltre agli esami del sangue di routine ed il dosaggio di CEA e NSE (due marcatori tumorali in genere ma non sempre aumentati in chi ha un adenocarcinoma o un microcitoma) gli esami radiologici includenti la TAC del torace e dell’addome preferibilmente con il mezzo di contrasto, la PET, la risonanza magnetica dell’encefalo e la scintigrafia ossea sono gli accertamenti che consentono di capire l’estensione della malattia e quindi di poter definire la strategia di trattamento.

D. Posso fare una terapia senza esame istologico?
R. Fare una terapia senza esame istologico è fortemente sconsigliata in quanto vi è un rischio elevato di fare un trattamento non adeguato o del tutto errato. Inoltre viene compromessa la possibilità di usare i farmaci più innovativi che spesso offrono nuove possibilità al paziente.

D. Posso evitare la broncoscopia?
R. La broncoscopia è indicata solo in quei casi in cui il tumore è raggiungibile con il broncoscopio. Spesso, purtroppo, l’esame viene fatto anche quando il tumore è non raggiungibile. Occorre discutere con il medico sulla reale indicazione a tale esame. La broncoscopia è un esame che deve essere fatto in mani esperte e solo pochi centri hanno alta competenza. La broncoscopia in centri esperti viene fatta in sedazione, consentendo al paziente di non soffrire durante l’esecuzione dell’esame.

D. Devo sempre fare il mezzo di contrasto?
R. Per la TAC il mezzo di contrasto consente di definire meglio i dettagli ed è quindi preferibile farlo. In pazienti con allergia al mezzo di contrasto la TAC può anche essere fatta senza, ma con minore definizione dei dettagli, o la si può sostituire con altri esami come la PET o la risonanza magnetica.

D. La PET vede tutto?
R. La PET è un esame che consente di studiare bene tutto l’organismo fatta eccezione di alcune aree, come l’encefalo. Quindi la PET non vede bene il cervello e non vede tumori piccoli, sotto il mezzo centimetro o anche tumori che hanno una bassa attività metabolica. La PET è quindi un esame complementare ad altri come la TAC e la risonanza. Talora la PET può vedere “troppo” ossia possono anche esserci delle false captazioni che andranno valutate con esami specifici.

D. Di chi è il materiale biologico che è stato prelevato?
R. E’ fondamentale che il paziente sappia che il tessuto tumorale che è stato prelevato in occasione dell’intervento chirurgico o il campione prelevato con la biopsia viene custodito nel servizio di anatomia patologica dell’ospedale dove l’esame è stato effettuato. Il tessuto viene incluso in un blocchetto di paraffina e custodito per almeno 10 anni. Il blocchetto in paraffina in cui è incluso il tessuto tumorale è di proprietà del paziente che può richiederlo in qualsiasi momento. L’ospedale non può negarle il diritto di ritirarlo e utilizzarlo.

D. Cosa viene fatto sul tessuto tumorale prelevato?
R. Sul tessuto tumorale prelevato vengono effettuate delle indagini che consentono di definire la diagnosi della malattia e vengono effettuati test di biologia molecolare che consentono di definire in modo più accurato sia la diagnosi che la prognosi che le possibilità di terapia.

D. Cosa succede se si perde tempo?
R. E’ del tutto intuitivo che è importante completare al più presto l’iter diagnostico e terapeutico. Un ritardo di mesi compromette spesso le possibilità di cura. Volendo stilare una tabella ideale, il tempo che intercorre tra la biopsia della malattia e l’inizio della terapia (chirurgia, radioterapia o terapia medica sistemica) dovrebbe non superare le 3 settimane. In questo lasso di tempo il paziente, oltre ad effettuare la biopsia del tumore dovrebbe anche effettuare gli esami diagnostici indispensabili per definire l’estensione di malattia, ovvero la TAC torace-addome con mezzo di contrasto, gli esami del sangue con il CEA e NSE, la risonanza magnetica (oppure TAC) dell’encefalo ed eventualmente la PET soprattutto se si pensa che non ci siano metastasi a distanza. Fatta la diagnosi e definita l’estensione di malattia il paziente va avviato rapidamente al trattamento. In genere qualche settimana di attesa non ha effetti pratici. Sicuramente è rischioso un ritardo di mesi.